Indizio n.5 Bibbia CEI 2008: “Romani 1,28: nuovi modi di tradurre non per meglio ammonire ma per meglio confondere” di INVESTIGATORE BIBLICO

In questa breve riflessione mi limiterò semplicemente a rilevare un errore di traduzione presente in Romani 1,28.

Non riporto l’intera parte (per motivi di spazio), per questo invito i lettori a leggere tutto il passo di Romani 1, 24-32 (ovviamente dall’edizione biblica del 1974).

San Paolo in questo brano è molto chiaro sul peccato in questione. Ci sono diversi passi della Scrittura che condannano il rapporto carnale contro natura.

L’Apostolo delle genti non sta condannando chi nasce con questa tendenza, ma la condanna è rivolta all’atto sessuale.

Al versetto 1,28 San Paolo, dopo il suo rimprovero e l’invito alla conversione, dice (riporto le due traduzioni):

CEI 1974: “E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balia di una intelligenza depravata…”

CEI 2008: “E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata”.

Come avete potuto notare esiste una differenza di traduzione che pare innocua, ma produce un significato propriamente diverso.

Mentre la CEI 1974 esprime il concetto con il termine “disprezzo” (per la conoscenza di Dio), la CEI 2008 indora la pillola traducendo con l’espressione “non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente”.

Ipotesi di movente

Forse che nella nuova traduzione 2008 chi cede alla tentazione e commette peccato carnale contro natura deve venir presentato come esente da responsabilità?

A parer mio con questa espressione (“non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente”) oltre ad una evidente deresponsabilizzazione dell’uomo, viene anche sminuito il concetto del libero arbitrio.

Il “Non ritenere adeguato in lingua italiana è ben diverso dal “disprezzare”.

Aggiungo ulteriori riflessioni.

Supponiamo che un qualsiasi fedele reputi ufficiale (e quindi sacrosanta e corretta) la traduzione 2008, anzi nemmeno si ponga il problema di una traduzione piuttosto che di un’altra.

Leggendo versi espressi con tali termini e parole, il nostro fedele viene spinto ad interiorizzare inconsapevolmente che chi commette quella serie di peccati non lo fa con “piena avvertenza” (con una sottolineatura importante di S. Paolo nei confronti di chi si è acceso di passioni contro natura, tra i vari peccati citati).

Possiamo azzardare nell’affermare, quindi, che non si tratta di semplici refusi ma il segnale di vere e proprie mentalità consolidate volontariamente e correnti di pensiero molto pericolose per la Fede all’interno della Chiesa Cattolica?

Possiamo dimenticare, ad esempio, che qualcuno tra gli esponenti di spicco della Gerarchia Ecclesiastica aveva qualche anno fa dato un’interpretazione ai giovani uditori sull’episodio di Sodoma e Gomorra (Genesi), affermando che le due città non erano state distrutte per il comportamento depravato, ma in quanto “non accoglienti” (tema del migrantismo)?

In queste riflessioni intendo semplicemente, in quanto Investigatore, porre qualche indizio sparso, e lasciare che il lettore possa trarre le sue conclusioni.

Andiamo a questo punto a verificare il testo originale greco:

“ Καὶ καθὼς οὐκ ἐδοκίμασαν τὸν θεὸν ἔχειν ἐν ἐπιγνώσει”- “kai katos ouk edokimasan ton Teon ekein en epignosei”; che tradotto letteralmente sarebbe: “e così come non apprezzano il Dio avere in alta conoscenza”.

Come avrete potuto notare, il termine in questione è “edokimasan”, che significa (dal vocabolario di greco biblico Nestle Aland): “apprezzare”.

Preceduto dal’avverbio di negazione “ouk” (non) assume il significato seguente:

NON APPREZZANO” ergo “DISPREZZANO”.

Pertanto, per chiudere il caso, la traduzione esatta è ancora una volta quella del 1974:

E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio…”.

Scruto il mare e, tra una boccata l’altra della mia pipa, cerco di comprendere il motivo per cui hanno tradotto in un altro modo.

Un pensiero irrazionale e intuitivo mi balena nella mente, proprio mentre un gabbiano si posa su un davanzale di una piccola abitazione non lontana dalla mia…

L’errore biblico è “voluto”!

Forse per il timore di offendere qualcuno di umano, piuttosto che Dio stesso, o per cedere il passo alla misericordia distorta, la quale non cura l’anima ma ne peggiora i cancri spirituali. Troppi sono i miei interrogativi.

Si ha paura della Verità o si disprezza la Verità? E se si disprezza la Verità, non si disprezza forse Gesù Cristo?

[Si è spenta la mia pipa.
Il mio occhio cade nuovamente sulla lettera ai Romani. Intravedo in questo momento altri indizi. Ci lavorerò al più presto e ve ne parlerò.
Ma ora devo uscire. Ho finito i cerini.]*

L’investigatore biblico

*Retropensiero dell’autore. Vuoi un chiarimento sul contenuto? Vai qui:
https://investigatorebiblico.wordpress.com/cose-il-retropensiero-di-investigatore-biblico/

3 pensieri su “Indizio n.5 Bibbia CEI 2008: “Romani 1,28: nuovi modi di tradurre non per meglio ammonire ma per meglio confondere” di INVESTIGATORE BIBLICO

  1. Io ho le lettere di S.Paolo edizione del 1963 (Ed.Paoline) nel quale mi sembra appropriato il versetto: “E siccome non si son dati pensiero di conoscere Dio, Iddio li ha abbandonati…”(Rom 1,28) Che ne dite?

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