Indizio n.15 Frammento 7Q5: “Marco evangelista conobbe Gesù? Strabiliante scoperta glottologica nel Vangelo di Marco che ne fa un testimone oculare dei fatti narrati – un mio studio per confutare le tesi dei biblisti filo-protestanti” di INVESTIGATORE BIBLICO

[…uno squillo ripetuto. Mi sveglio di soprassalto. E’ il telefono a muro che ho appena comprato all’emporio. Alzo la cornetta. E’ il comando della polizia russa che mi comunica che Erik è stato trovato senza vita in un fossato non lontano da Krasnaja Ploscad. Povero Erik. Sono distrutto. Il mio unico amico biblista e braccio destro. Mi dicono in un inglese sbiascicato che hanno trovato una lettera nella sua tasca con il mio indirizzo e il francobollo già incollato per la spedizione. Non mi aspettavo tanta gentilezza da parte della polizia sovietica. La busta è arrivata dopo 3 giorni grazie a un ufficiale britannico che ha viaggiato con un aereo militare. Me l’ha consegnata di persona. Ho cercato di fargli qualche domanda sulla morte del mio amico, ma pare non ci sia alcuna traccia. Un caso irrisolto. Nessuna speranza di far emergere la verità laggiù. Mi devo occupare della sua famiglia, aiutarli.
Sono nel mio studio. Accendo la mia pipa. Tabacco alla menta. Attendo 10 minuti prima di aprire la busta. Una goccia di sudore attraversa la mia fronte.
Amico mio, avrei dovuto imbarcarmi per Cipro e raggiungere i miei cari ma ho ricevuto in albergo la telefonata che tanto aspettavo. Era il Pope Boris Plenkovic. Mi ha chiesto di raggiungerlo a Mosca per parlarmi del frammento 7Q5 e per consegnarmi una copia di appunti di uno studioso che sostiene di aver trovato delle prove che inchioderebbero i più miscredenti. Purtroppo, amico mio, il Pope è sparito. Quando sono arrivato a Mosca ho cominciato a notare loschi individui ovunque andassi. Mi sento seguito. Sono andato a casa del Pope dove Mirina mi ha gentilmente concesso di dare un occhio nel suo studio, qualora mi fosse stato utile. Non ho trovato nulla. Ma Mirina mi ha riferito che il Pope da mesi continuava a interrogarsi sul frammento e su una certa problematica legata all’aramaico. Mi spiace non poterti dare buone notizie. Pare che non ci sia niente di concreto e il nostro lavoro sia in alto mare. Ti prego di vegliare sulla mia famiglia perché ho uno strano presentimento. Mi sento in pericolo. Ti aggiorno al più presto sui miei spostamenti. Erik”]*

Quello che sto per scrivere è di vitale importanza e spero che questo scritto possa essere diffuso il più possibile. Non temo di affermare che si tratti di un indizio straordinario che aggiunge elementi contrastanti le numerose vane teorie che screditano la veridicità dei Vangeli. Andiamo con ordine.

1) FRAMMENTO 7Q5


7Q5 è il frammento di un rotolo di papiro rinvenuto in una grotta di Qumran (Cisgiordania, accanto a Gerico) contenente un versetto del Vangelo di Marco in lingua greca.

L’enumerazione 7Q5 significa ‘grotta 7’, Qumran (‘Q’), frammento ‘5’.

I manoscritti delle grotte di Qumran furono scovati casualmente nel 1947 da un pastorello arabo e la scoperta fu di straordinaria importanza poichè in quelle grotte vennero rinvenuti i cosiddetti “manoscritti del mar morto”.

Questi manoscritti erano appartenuti alla comunità ebraica degli Esseni, i quali avevano riscritto e conservato i testi della Sacra Scrittura in lingua ebraica e parte dei testi evangelici in greco.

Nel 66 d.C. in quelle grotte, durante l’invasione di Vespasiano a Gerusalemme, i membri della comunità avevano nascosto tutti i rotoli di papiro manoscritti, contenenti passi della Scrittura, ma non erano mai più tornati a riprenderli.

La scoperta fu davvero strabiliante e diede sicuramente una svolta agli studi di archeologia biblica.

[Per inciso, oltre allo studio della Bibbia, credo nella cruciale necessità dello studio dell’archeologia biblica. Queste due discipline sono strettamente correlate. L’archeologia biblica è fondamentale per risalire all’originalità dei testi, dei contesti storici, della glottologia biblica. Tutte discipline che hanno un solo scopo: arrivare alle fonti vere e genuine degli Scritti per dare sempre più fondamento alla ragionevolezza della nostra fede.]

2)IPOTESI DI O’CALLAGHEN

Il frammento 7Q5 viene pubblicato nel 1962 ma solo dieci anni dopo, nel 1972, uno studioso gesuita spagnolo di nome Josè O’Callaghan lo identifica come un versetto del Vangelo di Marco.

Nello specifico Mc 6,52-54: “οὐ γὰρ συνῆκαν ἐπὶ τοῖς ἄρτοις, ⸂ἀλλ’ ἦν⸃ αὐτῶν ἡ καρδία πεπωρωμένη. Καὶ διαπεράσαντες ⸂ἐπὶ τὴν γῆν ἦλθον εἰς⸃ Γεννησαρὲτ καὶ προσωρμίσθησαν. καὶ ἐξελθόντων αὐτῶν ἐκ τοῦ πλοίου ⸀εὐθὺς ἐπιγνόντες αὐτὸν” – perchè non avevano capito il fatto dei pani essendo il loro cuore indurito. Compiuta la traversata fino a terra giunsero a Genesaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe.

L’ipotesi di O’ Callaghan risulta davvero straordinaria, unita all’analisipaleografica (disciplina tesa a datare testi manoscritti sulla base delle forme di scrittura) che aveva identificato la fattura del frammento in un periodo antecedente al 50 d.C.

Dopo una certa deriva vissuta dagli studi biblici nei decenni precedenti agli anni Settanta, si intuisce come tale scoperta fosse un fulmine a ciel sereno.

3)POSIZIONI FILO-PROTESTANTI

Dai primi del Novecento sono sorte negli ambiti delle elitè degli studiosi biblici varie ipotesi filoprotestanti.

In particolare la convinzione che i Vangeli, scritti all’incirca alla fine del I secolo d. C., fossero stati scritti da autori che non potevano aver conosciuto Gesù personalmente. Per questo da considerarsi non attendibili in tutti i contenuti, come i miracoli – storie farcite di esagerazione e mitizzazione-, e in generale da prendere con le pinze a livello letterale.

Per questo la necessità di formulare una teoria che distinguesse il “Gesù storico” – il Gesù realmente vissuto, che ha compiuto e pronunciato grandi cose, ma non Dio o un uomo risorto dai morti-, dal “Gesù della fede”,- quel Gesù mitizzato, capace di compiere miracoli e di risorgere.

Tra gli autori più di spicco ricordiamo Bultmann, Barth, Renan, Tillich, Bonhoeffer, ecc.

La conseguenza più allarmante è che le teorie in esame tutt’oggi vengono insegnate come attendibili nei seminari e nelle Pontificie Facoltà.

4)L’EVANGELISTA MARCO HA CONOSCIUTO GESU’?

Se la scienza pone il papiro in una data compresa tra il 50 a.C. e il 50 d.C. significa che presumibilmente chi ha scritto il Vangelo di Marco, ha conosciuto Gesù Cristo di persona.

L’evangelista Marco, pertanto, potrebbe essere stato davvero un discepolo di Gesù Cristo, testimone oculare dei miracoli e testimone della risurrezione. Fatti che ha riportato nel suo Vangelo.

Ma chi era Marco? Sono stati fatti degli importanti studi nel periodo successivo alla decodificazione del frammento.

Un noto episodio viene raccontato solamente nel Vangelo di Marco e non compare negli altri tre Vangeli. Si tratta del “giovane” che scappa nudo dopo l’arresto di Gesù. Questo il passo: Un giovinetto però lo seguiva, rivestito solo di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo” (Mc 14,51).

Un filone di studiosi (tra cui il sottoscritto) ha identificato in questo giovinetto proprio l’evangelista Marco.

[Per approfondire questa ricerca consiglio la lettura de: “Il Vangelo di Marco. Parte seconda. Testo greco e traduzione. Curatore: O.Soffritti, nella Collana del Commentario Teologico del Nuovo Testamento, Paideia Editrice”.]

Dunque, mi unisco ad identificare l’evangelista Marco in un discepolo diretto di Gesù e successivamente in un discepolo di San Pietro.

In aggiunta, un altro passo indica questa pista che viene abbracciata da diversi studiosi:

Dalla Prima lettera di Pietro: (1Pt 5,13): Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia;e anche Marco, mio figlio.

5)MARCO EVANGELISTA TESTIMONE OCULARE

Rafforzo la mia tesi.

L’evangelista Marco – discepolo prima di Gesù e poi di Pietro – ha scritto il suo Vangelo. Ergo un testimone oculare.

Marco si è trovato a raccogliere – oltre le proprie – anche le testimonianze di Pietro, scritte da quest’ultimo presumibilmente sotto forma di appunti in aramaico: il primo Papa non conosceva di certo il greco e Marco le ha tradotte nella lingua ellenica, da cui ha preso corpo il suo Vangelo.

Marco conosceva sia l’aramaico (dialetto ebraico) , che il greco.

Quello che ho scritto finora, in questo articolo, appartiene a filoni di studiosi di cui ho abbracciato e approfondito le ipotesi.

Si aggiungano, infine, come elemento parallelo a sostegno, i fatti del Concilio di Gerusalemme e i fatti antecedenti descritti in Atti degli Apostoli.

La diatriba sorta in relazione alla necessità o meno di circoncidere i pagani, con la conseguente ammonizione di Paolo nei confronti di Pietro, aveva portato alla conclusione che la missione fosse duplice. Da un lato Pietro scelto per convertire i circoncisi. Paolo per andare incontro ai pagani e portare loro il Vangelo. Grazie al Concilio venivano eliminate le distinzioni tra circoncisi e non. Si rendeva, quindi, necessario portare la Parola di Dio a tutti, anche ai pagani.

Per questo l’urgenza di tradurre l’aramaico in greco, a beneficio dei pagani in ambito ellenico. E qui entra di nuovo in scena l’operato di traduzione di Marco evangelista.

6)***LA MIA SCOPERTA GLOTTOLOGICA: ‘N’ e doppia ‘N’, la traslitterazione (non traduzione) dall’aramaico al greco dimostra l’esperienza diretta di Marco e rafforza l’ipotesi che abbia conosciuto Gesù Cristo***

Lo studio del versetto del 7Q5 mi ha portato a scoprire l’utilizzo della TRASLITTERAZIONE nel passaggio di traduzione dall’aramaico al greco.

[Traslitterazione: https://www.treccani.it/enciclopedia/traslitterazione – Non sono un glottologo, pertanto è possibile che il termine ‘traslitterazione’ sia incompleto e esista un altro termine ancor più tecnico utilizzato dagli esperti di glottologia.]

In greco la città di Genesaret è scritta con due enne. La parola greca: :“ Γεννησαρὲτ”- “Ghennesaret”.

Nella traduzione in italiano noi scriviamo “Genesaret”. La Vulgata – traduzione latina della fine del IV secolo – scrive più appropriatamente: “Gennesaret”. La Vulgata naturalmente è più antica del testo italiano, un particolare da non sottovalutare.

La vera forma scritta di “Genesaret” (una città antica che ora non esiste più) è quella scritta in ARAMAICO אֲגַם נַצְרָת “GAN-NOSERET”, chesignifica “giardino di Nazaret”, o “valle fiorita di Nazaret”.

Solo chi ha “tradotto” e copiato dall’aramaico poteva scriverlo in questo modo.

In altri testi greci antichi troviamo la forma “Genesaret”, con una ‘N’ (lettera enne) sola.

Se analizziamo, ad esempio, alcuni testi dei Vangeli apocrifi Genesaret è scritto con una enne sola.

[Riferimento bibliografico sulla differenza tra greco dei Vangeli Canonici e greco dei vangeli apocrifi: “I Vangeli apocrifi. Traduzione, introduzione e commenti. Vol. 1,di Armand Puig i Tarrech, Edizioni San Paolo]

Al contrario scrivere il nome della città con due ‘N’ (lettera enne) palesa la traslitterazione dall’aramaico per mantenere un’uguaglianza fonetica.

Ecco la forte possibilità che i testi in aramaico fossero appunti scritti da Pietro poco dopo la Risurrezione di Gesù Cristo poi rielaborati da Marco.

7)GRECO IN STILE ‘ARAMAICO’: il fondamento glottologico (traslitterazione) della mia ipotesi sul frammento 7Q5 presente anche in un altro passo del Vangelo di Marco

Così voglio definire, come nel titolo di questo paragrafo, lo stile derivante dalla traslitterazione dall’aramaico al greco. Parole di lingua greca che hanno il suono dell’aramaico.
E di “greco in stile aramaico” ho riscontrato un altro caso interessante oltre al versetto del frammento 7Q5. Il che rafforza ancor di più la mia ipotesi.

Anche in Marco 15,34, e più precisamente nelle parole dell’ultimo grido di Gesù sulla Croce, troviamo la presenza della traslitterazione: “Eloì Eloì lemà sabactanì?”. Una palese traslitterazione in greco dalla parola aramaica del Nome di Dio (pron. Eloì).

Parallelamente e diversamente nel Vangelo di Matteo la parola è tradotta in un altro modo: “Elì Elì lemà sabactanì”. Questo perchè la datazione dell’ultima redazione del Vangelo di Matteo è dal 70 d.C. in poi.

[Riassumendo, la differenza in questo passo risiede nel modo di scrivere la parola del Nome di Dio: in Marco “Eloì” (traslitterato al greco dalla parola aramaica), e in Matteo “Elì” (non traslitterato dall’aramaico)]

8)CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Alla luce delle scoperte che ho illustrato, gli indizi ci portano verso una pista investigativa: Marco ha conosciuto Cristo, ha conosciuto Pietro e i fatti che ha narrato sono frutto di un testimone oculare.

Veniamo al filone protestante e al metodo storico-critico.

Se da un lato è in atto un’opera sotterranea, quasi impercettibile, di lenta demolizione e indebolimento delle verità di fede e della Parola di Dio, dall’altro questi indizi ci aiutano a smontare il castello di carte costruito negli ultimi decenni dalla deriva dei “fratelli separati”, facendoci recuperare un santo entusiasmo e rafforzata fede nell’opera di Dio.

Purtroppo è un fatto che nei seminari i giovani e futuri sacerdoti vengono educati e nutriti con cibo infetto, che si trasforma in una pastorale sempre più lontana dal Cattolicesimo Tradizionale e verace. Vengono serviti piatti conditi con metodo storico-critico, dessert che negano l’autenticità del Vangelo e caffè corretto con negazione del soprannaturale presente nelle Scritture. Un amaro pasto.

Seminari, facoltà teologiche, gruppi biblici parrocchiali: lo scopo pare non essere più quello di esaltare la forza veritiera insita nelle Scritture, quanto invece di offuscare con teorie critiche che smontano, sminuiscono, tagliuzzano, sfottono, denigrano, quanto Dio ha voluto dire realmente.

Questo gusto culinario ha invaso anche l’omiletica di tanti parroci, a quanto sto riscontrando.

Concludo questo mio piccolo trattato rivolgendo un invito caloroso a tutti gli studiosi di intervenire a sostegno di quanto ho elaborato, sia per sostenere che per contraddire.

Le mie investigazioni hanno sempre come scopo portare alla luce la verità della Parola di Dio.

Per qualsiasi aggiunta o correzione riteniate urgente, informatemi all’indirizzo mail: investigatorebiblico@protonmail.com – Il vostro apporto potrà migliorare ulteriormente lo studio da me portato a termine.

[…il frammento 7Q5. Che fatica, eppure che gioia. Jonah mi ha inviato l’ultima mossa via lettera dove mi ha fatto un matto del corridoio. Che fesso sono stato. Avrei dovuto vedere la sua combinazione. Ma del resto è come il frammento. Va studiato a fondo, come gli scacchi. Mi ha anche scritto la prima mossa della nuova partita. A lui il bianco. E4. Mi toccherà prendere penna e calamaio. Questa volta voglio provare la Difesa Siciliana: C5. Chissà se stavolta riesco a batterlo. Il Signore si è portato via Erik, il mio unico collaboratore. Che il Signore mi aiuti e mi possa mandare una spalla, qualcuno che mi aiuti in questa ricerca…]*

Investigatore biblico

[Bibliografia aggiuntiva e integrativa all’articolo:
Vito Sibilio, La datazione dei Vangeli. Una messa a punto della situazione, in Christianitas. Rivista di storia cultura e pensiero del Cristianesimo I/1 2013 gennaio pp. 15–29 
José O’Callaghan, “¿Papirios neotestamentarios en la cueva 7 de Qumran?”, Biblica 53 (1972), Roma. pp. 91–100.]

*Retropensiero dell’autore. Vuoi un chiarimento sul contenuto? Vai qui:
https://investigatorebiblico.wordpress.com/cose-il-retropensiero-di-investigatore-biblico/

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