Indizio n.20 Frammento 7Q5: “Una nuova sorprendente scoperta: Marco ha tradotto da un testo originale aramaico: prove linguistiche a supporto” di INVESTIGATORE BIBLICO

Questo nuovo studio vuole essere un approfondimento dell’articolo precedente sul frammento 7Q5. (https://investigatorebiblico.wordpress.com/2020/11/13/indizio-n-15-frammento-7q5-marco-evangelista-conobbe-gesu-strabiliante-scoperta-glottologica-nel-vangelo-di-marco-che-ne-fa-un-testimone-oculare-dei-fatti-narrati-un-mio-studio-pe/).

Un nuovo studio e, di conseguenza, una prova ulteriore per confermare non solo la veridicità del Vangelo di Marco – il quale ha conosciuto personalmente Gesù – ma che addirittura il suo Vangelo, datato prima del 50d.C., deriva da un’originale in aramaico.

Nel precedente articolo ho approfondito alcuni aspetti sulla figura di San Marco, il quale conosceva sia l’aramaico che il greco. Un redattore che ha, quindi, riordinato una serie di appunti scritti in aramaico (presumibilmente da San Pietro) e scritto in greco il Vangelo che va sotto il suo nome.

E’ un dato di fatto che nè presso le grotte di Qumran nè in altri scavi archeologici siano stati ritrovati rotoli o frammenti di qualsivoglia Vangelo in lingua aramaica.
Tuttavia gli indizi lasciati da San Marco sono numerosi. In questo articolo ne evidenzierò uno ulteriore, che potremmo definire nascosto ma non troppo; e si trova nell’episodio della risurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,41).
Sono proprio le parole che Gesù rivolge alla bambina deceduta a svelarci in modo chiaro una nuova traslitterazione dall’aramaico, utilizzata egregiamente e perfettamente dall’Evangelista. Utilizzo l’avverbio perfettamente in quanto l’Evangelista, contrariamente a quanto alcuni studiosi di lingue antiche sostengono, evidenzia un’ulteriore traslitterazione fonetica dalla lingua in uso presso gli Ebrei. E davvero pare quasi voler lasciare quell’impronta aramaica nei testi greci di proposito. Ci troviamo di fronte a un episodio, quello della risurrezione della figlia di Giairo, che SOLAMENTE Marco menziona utilizzando questa modalità linguistica nella traduzione.

Gli altri due Sinottici, Matteo e Luca per l’appunto, raccontano lo stesso episodio ma con parole prettamente greche.

Leggiamo il testo: “Ταλιθα κουμ” – “Talitha kum”. Marco traduce con “Fanciulla io ti dico, alzati”. Gesù utilizza un vezzeggiativo nei confronti della bambina. “Talitha” in aramaico significa non solo fanciulla, bambina, ma anche agnellina o cucciola.

Per inciso, mi colpisce profondamente l’amore che il Signore trasmette in queste parole. Sono davvero affascinanti per capire ancor meglio la figura di Gesù sulla terra. L’amore che il Signore ha dedicato ai bambini è meraviglioso. Diversi racconti evangelici evidenziano la predilezione che Gesù Cristo ha avuto per i piccoli. Ricordiamo un altro passo a tal proposito: “chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me , sarebbe meglio per lui che gli fosse messa una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare (Mt 18,6). Il che la dice lunga sulla gravità degli atti di scandalo che coinvolgono i bambini. Dio, certamente, chiederà conto ai responsabili di tali infamie.
Chiedendo venia per questa digressione, torno al versetto in analisi, che, come dicevo, ricalca in modo sonoramente simmetrico l’aramaico.

Marco trascrive il suono delle parole aramaiche in greco, per far comprendere ai lettori l’origine di quel testo.

Gli altri scritti evangelici – più tardivi- non hanno al loro interno queste impronte fonetiche.

E’ utile a questo punto sottolineare come avvenisse la copiatura dei Vangeli e la loro produzione in serie nell’antichità. Generalmente un copista svolgeva la propria mansione in uno scriptorium: dinnanzi a un gruppo di scribi un lettore leggeva lentamente e ad alta voce il testo da copiare. Gli scribi ascoltavano attentamente e trascrivevano ciò che veniva loro letto. Questo sistema, rimasto in vigore fino alla scoperta della stampa nel 1454, anche se produttivo e relativamente celere tutto sommato, poteva essere origine di errori di ogni sorta. Sia causati dai lettori – distrazione, stanchezza, difficoltà visive -, sia dagli scribi – sonnolenza, difficoltà di udito, rumori occasionali, ecc.

È, tuttavia, altamente probabile che le prime copie dei codici biblici greci siano state prodotte da singoli scribi senza la mediazione del lettore e solamente tramite l’ausilio del manoscritto da copiare.
Ritengo che questo sia il caso che si addice all’Evangelista Marco, il quale avesse a disposizione un manoscritto – o serie di appunti sparsi – in aramaico e non lo abbia copiato, ma direttamente tradotto.
Un’ antica testimonianza di San Papia di Gerapoli del II secolo, contenuta in alcuni tra i miei vetusti testi patristici, rafforza la mia tesi (https://it.cathopedia.org/wiki/San_Papia_di_Gerapoli).
Egli scrive:«Il Presbitero era solito dire che Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente, anche se senza ordine, tutto ciò che si ricordava dei detti e dei fatti del Signore (…). Pietro usava adattare il suo insegnamento alle necessità, ma senza dare un ordine ai detti del Signore. Perciò Marco non ha commesso errori scrivendo alcune cose così come le ha vissute e le ricordava. Egli aveva una sola preoccupazione: non tralasciare nulla di ciò che aveva udito e non riferire cose menzognere» (riportato da Eusebio, Historia ecclesiastica, 3,39,15).
[Per i lettori risulterà utile come approfondimento navigare su questo sito alquanto esaustivo (http://rosarioonline.altervista.org/index.php/LiturgiaDellaParola/biblioteca/ScrittiDeiPrimiCristiani/papiadigerapoli/2).]

Pertanto Marco è interprete di Pietro. Marco traduce Pietro. Non sono indizi da sottovalutare. A supporto della dissertazione aggiungo che la testimonianza di San Papia, riportata da Eusebio, è del II secolo: molto più vicina cronologicamente ai fatti narrati rispetto ad oggi. Un elemento cruciale per cui la ritengo più attendibile delle teorie dei biblisti moderni.

Ritornando a Mc 5,41, posso affermare che Talitha Kum (‘Agnellina io ti dico ‘alzati’’) sia aramaico stretto: Talitha: Agnellina – Kum: alzati.
L’aramaico era un dialetto dell’ebraico, e a sua volta l’aramaico si suddivideva in altri sotto-dialetti. Gesù parlava la variante dialettale giudaico-palestinese dell’aramaico, o aramaico nord-occidentale [Per un approfondimento a riguardo http://mnamon.sns.it/index.php?page=Lingua&id=17]
Dunque le due parole rivolte alla bambina ci rivelano anche le sonorità del sotto-dialetto di Gesù. Quante cose si possono scoprire attraverso la Parola di Dio!

Ecco esposto, quindi, questo nuovo indizio della mia indagine, che mi porta a una soluzione precisa: Marco ha tradotto da un testo aramaico.
Un ulteriore smacco per biblisti protestanti e filo-protestanti, intenti a sminuire e screditare la veridicità del Vangelo di Marco.
Trattasi di un testimone oculare – per lo meno in parte – dei fatti riportati nel suo scritto. Sono convinto di non errare affermando che l’Evangelista Marco abbia riscritto un Vangelo inizialmente scritto in aramaico e scritto proprio da Pietro.

I Vangeli NON SONO testi favolistici, simbolici o frutto di fatti mitizzati.
I Vangeli sono il racconto di FATTI DESCRITTI DA TESTIMONI OCULARI.
Da chi ha conosciuto davvero Gesù Cristo, il Salvatore!

[…Certo, mi manca Erik. Mi manca la sua sapienza, la sua precisione. Mi manca la complicità maturata negli anni. Duilio oggi ha urtato contro il vaso Ming che mi era stato regalato proprio dal mio alter ego biblista, ora trapassato a miglior vita. Il vaso si è sfracellato in mille pezzi. Ma…per il mio stupore, dentro era contenuta una busta.
Una foto di noi due insieme in Piazza San Pietro, scattata da quel giapponese nano a cui chiedemmo il favore. Sul retro una piccola dedica:“Amico di una vita, se un giorno leggerai questa nota, significa che avrai rotto il vaso. Per questo, per sopperire alla delusione di vedere in frantumi un oggetto di cotanto valore, consolati con questo ricordo. Ma la prossima volta che ci incontriamo pretendo che tu estragga dalla tua cantina una delle bottiglie di Château Lafite-Rothschilddel 1966. Me lo devi come pegno per aver sfracellato quel pezzo di antiquariato. Erik”. Nessuna data, come suo solito. Credo proprio che Duilio il pasticcione abbia in fondo un talento nascosto. Mi sembra un’ ottima occasione per aprire una di quelle bottiglie. E la berrò con il buon Duilio, abituato purtroppo per lui a MacDonald’s, bibite zuccherate e altre porcherie corrosive. Chissà che il vino non lo illumini e lo porti a non confondere più la Bibbia CEI con quella dei Testimoni di Geova…]*

Investigatore Biblico

*Retropensiero dell’autore. Vuoi un chiarimento sul contenuto? Vai qui:
https://investigatorebiblico.wordpress.com/cose-il-retropensiero-di-investigatore-biblico/

2 pensieri su “Indizio n.20 Frammento 7Q5: “Una nuova sorprendente scoperta: Marco ha tradotto da un testo originale aramaico: prove linguistiche a supporto” di INVESTIGATORE BIBLICO

  1. Sono capitata qui per combinazione (oppure no? Le vie del Signore sono infinite!) per merito di un riferimento trovato in un articolo di mio interesse. Sono andata a leggermi tutti gli ottimi articoli in archivio, e poi mi sono immediatamente iscritta. Grazie! Sta facendo un lavoro davvero eccellente, e che dà conforto a chi cerca con tutte le forze di rimanere fedele al Signore e alla Sua vera Chiesa.

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